lunedì 15 luglio 2013

Esternazioni Private - Tomo III

Dio quanto mi rivedo in questo trapasso, oltre e dentro lo schermo, a donare legittimità a questa realtà altra che in fondo, tanto altra poi non è. Dalla mia cmq ho alcune potenti sensazioni riguardo al futuro, il mio, in cui la virtualità pare sovrapposta alla rinnovata capacità quotidiana e personale di riviverla fuori lo schermo, in una salvifica, fideistica complicità con la ludicità di un pensiero creativo ogni giorno rinnovantesi. Sembra nebuloso, nell'inconscio. Nell'inconscio, sembra tutto chiaro. Spero un giorno di arrivarci...

Esternazioni Private - Tomo II

Come se qualcuno preciso leggesse quest'anima raminga, che spesso volge all'incubo dell'inconscio l'eterico suo sguardo.
...Per ridiscendere poi dopo l'umbratile volo, nel fisico corpo che langue trasognato.
Di cosa potrei nutrire non ho alcunissima idea.
Ma l'emozione del volo, di certo, m'è prerogativa innata.

Esternazioni Private - Tomo I

Per osservarmi al meglio mi trascendo.
Solo che a volte dimentico d'essere ancora nel bozzolo, mentre produco prose spettrali.
Però attendo, con calma.

Sulle SlotMachines Mangiasoldi

Aldo Busi afferma che la la sessualità, intesa come riequlibrio del nostro benessere psicofisico, è strettamente correlata al benessere finanziario. In una società in crisi come la nostra, senza redditi minimi garantiti, ammortizzatori sociali e soprattutto senza uno stato assistenziale di fatto, la deriva ludica perversa legata ai meccanismi emotivi rischio/ricompensa tipico delle "slot mangiasoldi", sono la cosa più infida, bastarda che ci sia. Dovrebbero proibire, bandire, esiliare questo meccanismo di lucro che azzanna alla gola l'uomo in crisi, patologicamente intrappolato come spesso - quasi sempre - risulta.
Da come puoi quindi intuire, non riesco a veder convivere il binomio coin-op/slot mangiasoldi, poiché il meccanismo psicologico che sottende e legittima le funzioni di queste ultime, è diverso dai nostri amati videogiochi.
Le "slot mangiasoldi" sono cose bastarde, infingarde, create per indurre nell'ipofisi una dipendenza proteica, senza divertimento né gioia.
I videogiochi, le competenze che richiedono, l'esempio di creatività che promuovono, no.

domenica 9 giugno 2013

Luigi Marrone e Andrea Maderna su: "Richard Garriott, l'autorialita' e la frontiera dei videogiochi" - Tratto da "outcast podcast speciale quo vadis" -seconda parte-

Da bimbo, a dieci anni di distanza dell’esplosione del mass-marketing videoludico, i miei genitori, senza invadente invadenza, sapevano come essere presenti in tutti i miei acquisti ludici. E’ stato mio padre a riportare a casa una vecchia imitazione dell'Atari, comprensiva di Pong, senza ch'io avessi chiesto nulla.